L’Italia è a rischio crack ?


10 Novembre 2008 - Molte banche d’affari si stanno interrogando se i conti pubblici dell’Italia siano a rischio di crack. Il panico generalizzato creatosi in queste settimane spinge gli analisti finanziari ad analizzare il costo dei credit default swap, Cds, uno strumento che rappresenta una specie di assicurazione sul rischio di fallimento e che non è salito solamente in Italia ma ha interessato anche Paesi più solidi del nostro come Germania e Francia.

Il rincaro di questo strumento è dovuto principalmente ai piani di sostegno pubblico delle passate settimane concessi al settore finanziario che a loro volta peseranno sui conti pubblici dei Paesi interessati rendendoli più deboli. Il rincaro dei Cds italiani è stato però quello più elevato tra i Paesi maggiori ed è per questo che ha messo in allarme gli analisti delle grandi banche.

Il secondo campanello d’allarme è giunto poi dall’elevato valore raggiunto dal differenziale di rendimento tra il Btp italiano ed il Bund tedesco e l’OaT francese, che nel primo caso ha abbondantemente superato l’1,2% e nel secondo lo 0,6%.

In primis bisogna notate che con l’attuale crisi economica l’ Unione Europea si è in qualche modo ammorbidita sul risanamento dei conti pubblici, consentendo lo sforamento sia del rapporto deficit/Pil che di quello debito/Pil; in questo modo però, i debitori potrebbero non impegnarsi troppo nel risanamento economico e lasciar peggiorare i propri conti più del necessario.

L’ Italia, col suo debito pubblico record in Europa, ha la necessità di rifinanziare continuamente una buona parte del proprio debito visto che gli strumenti a breve termine come i Bot coprono oltre il 10% dei titoli di stato e, sommando anche Cct, Ctz e Btp i titoli da rimborsate da qui ad un anno rappresentano il 22% del totale.

Il saldo primario dell’ultimo trimestre disponibile, anche se positivo per oltre 18 miliardi di euro non è stato sufficiente a coprire il costo degli interessi sul debito, oltre 20 miliardi, ben il 5,1% del Pil.

A tutto ciò si aggiunge l’incognita dei derivati sottoscritti da numerosi Enti Locali, che ha portato questi ultimi a registrare perdite consistenti e non proporzionate rispetto all’importo iniziale e che probabilmente questi Enti non sono attualmente in grado di resistere economicamente a questa esplosione del loro debito. Con molta probabilità lo Stato potrebbe essere chiamato a farsi carico dei costi per uscire da questa situazione debitoria,

Maurizio Zani - XageneFinanza2008



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