Petrolio sempre più in alto


13 Luglio 2008 - Alcuni economisti sostengono che il prezzo del petrolio segue l’andamento della domanda e dell’offerta: se tale teoria fosse esatta, un rimbalzo di 12 dollari in due soli giorni sarebbe il segnale di una forte ripresa dell’economia mondiale.

Purtroppo, invece, sembrano più essere i timori di un rallentamento delle forniture insieme al ruolo di bene rifugio che si è ritagliato il petrolio, a dominare i mercati.
L’effetto delle tensioni in Medio Oriente, dovute alle preoccupazioni per le esercitazioni missilistiche iraniane, del risveglio dei guerriglieri in Nigeria, della minaccia di uno sciopero in Brasile, hanno messo in agitazione i mercati finanziari internazionali, spingendo le quotazioni del petrolio oltre i 147 dollari al barile, nuovo record storico.

Le cause geopolitiche tuttavia spiegano solo in parte la nuova impennata del prezzo, che resta indissolubilmente legato all’andamento del dollaro, valuta di scambio sui mercati energetici.

L’euro è tornato a correre contro dollaro, sfiorando il nuovo massimo a 1,60.

Il presidente americano Bush ha chiesto al Congresso l’ autorizzazione per iniziare le trivellazioni in mare aperto per estrarre petrolio e gas.

Sono questi scenari inimmaginabili solo poco tempo fa.

Le preoccupazioni su possibili difficoltà nelle forniture sono dovute anche alla diffusione di notizie che prevedono il rialzo della domanda mondiale di petrolio per l’intero 2008, dopo stime al ribasso.


Maurizio Zani - XageneFinanza2008



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