Piazza Affari: indice Comit addio


4 Giugno 2009 - Lunedì scorso, 1 giugno, una piccola rivoluzione si è abbattuta sui listini di Piazza Affari: dopo anni di onorato servizio sono andati in pensione gli indici Mibtel, Mib, S&P Mib, sostituiti dai nuovi indici azionari studiati e calcolati per rappresentare le performance delle azioni quotate alla Borsa di Milano.

Il nuovo Ftse, acronimo che sta per Financial Times Stock Exchange e che per comodità verrà chiamato Footsie, è il risultato della società mista creatasi tra la Borsa di Londra ed il quotidiano economico inglese.
L’Ftse Group gestisce da lunedì scorso anche gli indici finanziari di Milano, oltre a quelli di numerosi altri mercati mondiali.

Le nuove tabelle sui giornali e su Internet riporteranno quindi le percentuali dell’Ftse nelle sue varie versioni: all - share, mid, small, medio-cap e via dicendo.

Da lunedì scorso nessun indice sarà più intitolato a Milano. Era comunque nell’aria il fatto che la recente fusione tra le Borse di Londra e Milano avrebbe avuto come conseguenza l’omologazione degli indici, anche se quelli appena entrati in vigore sono stati creati appositamente per le azioni di Piazza Affari.

L’unico indice che ha mantenuto la medesima metodologia di calcolo del S&P Mib è lo Ftse Mib, che avrà come base anche gli stessi 40 titoli di quello sostituito.

Tra i più critici verso i nuovi indici di borsa c’è Ettore Fumagalli, nome storico del listino milanese, e fiero avversario della fusione Londra-Milano: con amarezza ricorda i vari indici che si sono susseguiti nel tempo ed hanno scandito l’evoluzione del mercato borsistico.

Si è passati dall’indice del Sole 24 Ore nel lontanissimo 1938, all’indice Comit negli anni 70.
Con l’arrivo del mercato telematico è poi spuntato fuori il Mibtel, a sua volta defenestrato dal Mib 30, visto come paniere di riferimento per le opzioni ed i future.
Ed ora ecco l’Ftse.

Maurizio Zani - XageneFinanza2009



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